
Tofu Bofu Mofu: esistono e funzionano ancora nel 2026?
Di cosa parleremo oggi
Il modo di fare pubblicità su Meta ha subito una trasformazione profonda che ha rimescolato le carte in tavola per ogni inserzionista.
Se fino a qualche tempo fa la strategia standard prevedeva la creazione di compartimenti stagni per ogni fase del percorso d’acquisto, oggi la piattaforma spinge verso una gestione dei dati fluida e priva di barriere tecniche rigide.
Tuttavia, questa apparente semplicità nasconde delle insidie per chi pensa che l’intelligenza artificiale possa sostituire interamente la visione strategica.
In questo approfondimento analizzeremo come muoversi tra automazione e controllo, garantendo al brand la necessaria frequenza per trasformare un semplice utente in un cliente attraverso il nuovo funnel Meta Ads.
Il nuovo funnel Meta Ads: Tofu Bofu Mofu esistono e funzionano ancora?
Se gestisci campagne da qualche anno, avrai costruito intere strutture di account basandoti sul modello classico che divide il percorso dell’utente in tre fasi distinte.
Tofu, Mofu e Bofu rappresentano rispettivamente la scoperta del brand, l’educazione del potenziale cliente e la spinta finale verso l’acquisto. Per anni, questo schema si è tradotto in una frammentazione tecnica: una campagna per il traffico freddo con obiettivo di attrazione, una per avvicinare le personas e ad una valutazione ed interazione con il tuo brand e l’ultima di remarketing per la conversione a chi entrava nella fase finale del funnel.
Oggi però Meta lavora in modo diverso e chi continua a usare i vecchi schemi rischia di alzare i costi e bloccare le performance.
Cosa è cambiato davvero su Meta Ads
La vera evoluzione non è la scomparsa del funnel, ma la fine della sua applicazione rigida e meccanica. Meta oggi premia la fluidità perché più dati si concentrano in una sola campagna, più velocemente l’algoritmo riesce a ottimizzare i risultati.
Oggi il percorso dell’utente online è molto più articolato di quanto fosse anche solo qualche anno fa. Le persone cercano informazioni in autonomia, su una serie quasi infinita di touchpoint: social, motori di ricerca, video, recensioni, passaparola digitale…
A differenza del passato, quando i canali erano pochi e il consumatore tendeva a fidarsi della fonte che aveva davanti, oggi siamo nel pieno del cosiddetto messy middle. Prima di arrivare alla conversione, un utente esplorerà te, i tuoi competitor e decine di contenuti intermedi, in modo non lineare e spesso imprevedibile.
Ecco perché essere presenti in modo efficace e costante non è più un vantaggio competitivo, è una condizione minima. Quando cercano, dobbiamo esserci. E per riuscirci davvero, dobbiamo adattarci alle nuove regole del gioco: meno controllo manuale, più intelligenza nella distribuzione dei messaggi e una strategia creativa capace di intercettare l’utente in qualsiasi punto del suo percorso.
L’introduzione di strumenti come le campagne Advantage+ Shopping ha cambiato radicalmente le regole del gioco. Queste soluzioni non ragionano più per fasi separate, ma per pattern comportamentali nel tempo.
All’interno dello stesso flusso, il sistema decide autonomamente a chi mostrare un annuncio basandosi sulla probabilità di conversione di quel preciso istante. Non esiste più un tasto fisico per indicare al Gestore Inserzioni che stiamo parlando a un pubblico Tofu o Bofu.
Questo significa che la responsabilità di guidare l’utente lungo il percorso si è spostata dal targeting alla creatività: ne ho parlato del mio ultimo articolo, che se non lo hai letto di consiglio di farlo per avere un quadro più completo. È il contenuto dell’inserzione a determinare la fase del funnel in cui ci troviamo.
Vale la pena sottolineare anche un aspetto spesso ignorato: questa fluidità funziona bene solo quando l’account ha già una base solida di dati. Sotto una certa soglia di eventi di conversione settimanali, nemmeno la struttura più moderna riesce a esprimere il suo potenziale. Prima si costruisce il volume di dati, poi si ottimizza la struttura.
La fusione tra Tofu e Mofu nella strategia creativa
Nell’operatività, dividere il budget in micro-segmenti basati sugli interessi o sulle interazioni video è spesso controproducente. Per questo motivo, oggi si preferisce unire le fasi di consapevolezza e di educazione in un’unica campagna broad o Advantage+, lasciando che sia l’intelligenza artificiale a trovare le persone giuste. Tuttavia, unire tecnicamente questi livelli non significa eliminare la strategia di comunicazione.
La differenza la fa la progressione narrativa che scegliamo di offrire. Un video educativo che spiega un problema e introduce una soluzione è, nei fatti, un contenuto Tofu o Mofu. Se carichiamo solo messaggi aggressivi orientati alla vendita diretta, stiamo parlando a un pubblico freddo come se fosse già pronto a comprare, con il risultato di vedere aumentare i costi per acquisizione.
La varietà creativa è indispensabile: dobbiamo fornire all’algoritmo materiale differente affinché possa coprire ogni momento del percorso d’acquisto senza bisogno di indicazioni manuali.
Ha senso fare remarketing?
Esiste una tendenza a pensare che, poiché Meta fa retargeting automatico all’interno delle sue campagne, non serva più una strategia dedicata a chi ha già interagito con noi.
La realtà è diversa. Per vendere servono impression, serve ripetizione e, soprattutto, serve frequenza. La conversione avviene raramente al primo contatto e affidarsi solo al broad puro significa accettare che la frequenza media rimanga bassa.
L’utente vede l’annuncio una volta, magari prova interesse, ma poi sparisce nel feed se non viene stimolato nuovamente. Il retargeting manuale serve a dare quel gancio in più che accorcia il ciclo decisionale. Permette di ripresentarsi davanti a persone che hanno già mostrato un intento chiaro, come una visita al sito o l’aggiunta di un prodotto al carrello, con angoli comunicativi diversi. Se il broad apre la porta e genera scoperta, è il retargeting ben calibrato che chiude la vendita o quanto meno a facilitarla.
Frequenza e progressione del messaggio
Un errore comune è pensare che basti aumentare il numero di volte in cui una persona vede lo stesso identico annuncio. Se un utente visualizza quattro volte la stessa immagine senza cliccare, non stiamo facendo buona attività di marketing: stiamo solo ripetendo un messaggio che probabilmente non funziona per lui.
La logica corretta prevede una progressione che accompagni l’utente:
- Primo contatto: messa a fuoco di un problema o di un desiderio.
- Secondo contatto: spiegazione dei benefici concreti della soluzione.
- Terzo contatto: utilizzo di prove sociali o testimonianze di altri clienti.
- Quarto contatto: presentazione di un’offerta specifica o di un elemento di urgenza.
Questa è la vera evoluzione del modello Tofu Bofu Mofu su Meta Ads. Non si tratta più di costruire muri tra i pubblici, ma di creare una sequenza logica che sfrutti la frequenza per influenzare la decisione finale.
Un dettaglio che fa spesso la differenza in questa fase è la qualità del pubblico di remarketing. Non tutti i visitatori del sito valgono allo stesso modo: chi ha trascorso più di 60 secondi su una pagina prodotto o ha guardato oltre il 50% di un video è un segnale di intenzione molto più forte rispetto a un semplice click.
Segmentare il remarketing in base alla qualità dell’interazione, non solo alla sua esistenza, permette di concentrare il budget dove la probabilità di chiudere è più alta e di costruire messaggi davvero calibrati sul livello di consapevolezza già raggiunto dall’utente.
Come strutturare l’account nel 2026
La struttura che garantisce i migliori risultati oggi non è né il vecchio schema a molti livelli né la fluidità totale senza alcuna guida. La soluzione vincente è ibrida e si basa su due pilastri principali.
Campagna broad o Advantage+: serve per fare volume e pescare costantemente nuovo pubblico, lasciando che l’intelligenza artificiale ottimizzi su larga scala. Qui convivono i contenuti Tofu e Mofu attraverso una grande varietà di video narrativi e immagini di brand.
Campagna di remarketing con budget dedicato: serve per raggiungere con precisione chi è già caldo. Qui i messaggi sono specifici e orientati al Bofu operativo, con FAQ, riprova sociale e incentivi alla conversione immediata.
Più dati riusciamo a fornire al sistema tramite il Pixel, le Conversion API e il caricamento delle liste clienti, più questo modello ibrido diventerà efficace. Il broad lavora sull’ampiezza, il retargeting lavora sulla densità del messaggio.
Conclusioni sul nuovo funnel Meta Ads
Il nuovo funnel Meta Ads non è morto, è semplicemente diventato meno lineare e più adattivo. L’utente oggi entra ed esce dal percorso in modi imprevedibili e la nostra comunicazione deve essere pronta a intercettarlo con la giusta intensità.
Chi continua a frammentare eccessivamente le campagne rischia di pagare prezzi troppo alti per ogni singolo risultato, mentre chi spegne del tutto il retargeting rischia di lasciare potenziali clienti nelle mani dei concorrenti.
La chiave del successo risiede nell’integrazione tra la potenza dell’automazione e una strategia creativa che sappia ancora distinguere tra chi ci ha appena scoperto e chi ha solo bisogno di un ultimo gancio per fidarsi di noi.







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