Google Ads: i 13 errori che gli imprenditori fanno più spesso

19 minuti   Google Ads

By Elisabetta Gallucci

Google Ads: i 13 errori che gli imprenditori fanno più spesso

Di cosa parleremo oggi

Nel dinamico mondo del digital marketing, Google Ads si pone come uno strumento imprescindibile per gli imprenditori che mirano a posizionare efficacemente il proprio business nel mercato digitale.

Tuttavia, nonostante le potenzialità, vi sono errori comuni che possono compromettere il successo delle campagne pubblicitarie.

Ecco i 13 errori più frequenti, accompagnati da tecnicismi strategici ed esempi pratici per una maggiore comprensione.

Analisi del contesto di riferimento e definizione del proprio posizionamento rispetto al mercato

L’analisi del contesto di riferimento e la definizione del posizionamento nel mercato sono passaggi fondamentali per ogni imprenditore che si accinge a investire in Google Ads. Questo processo inizia con una mappatura approfondita del panorama competitivo. Questo implica:

  • La comprensione di chi sono i concorrenti;
  • Quali tipologie di campagne stanno usando;
  • Quali parole chiave stanno sfruttando nelle loro campagne;
  • Quali sono le loro strategie di offerta.

Analisi dei competitor nelle aste di Google Ads

Per iniziare, è essenziale utilizzare strumenti come “la trasparenza dell’inserzionista”, oltre che l’anteprima degli annunci di Google Ads e il rapporto sull’asta (qualora ci sia già dell’attività Google Ads in essere) per identificare quali competitor stanno partecipando alle stesse aste delle parole chiave rilevanti per il proprio business.

Questo permette di avere una visione chiara del con chi ci si sta scontrando per avere l’attenzione dello stesso target di clienti.

Analisi dei competitor nelle aste di Google Ads

In questo video vi mostro due metodi gratuiti per analizzare i competitors in Google Ads.

Strategie di investimento dei competitor

Una volta identificati i competitor, è importante analizzare dove e quanto stanno investendo. Strumenti come SEMrush o Ahrefs possono fornire stime sull’investimento pubblicitario dei concorrenti e sulle loro principali parole chiave. Questo tipo di analisi può rivelare, ad esempio, se un concorrente sta investendo pesantemente in termini generici ad alto volume o se si sta concentrando su nicchie specifiche con parole chiave a lunga coda.

Strumenti come SEMrush o Ahrefs possono fornire stime sull'investimento pubblicitario dei concorrenti e sulle loro principali parole chiave.

Esempio pratico

Prendiamo, ad esempio, un’azienda che vende software di gestione progetti. Un’analisi iniziale potrebbe rivelare che i principali competitor stanno investendo in parole chiave come “software gestione progetti” e “miglior software progetti”.

Tuttavia, un’analisi più approfondita potrebbe mostrare che ci sono nicchie meno contese, come “software gestione progetti per agenzie creative”, dove l’investimento richiesto è minore e le possibilità di conversione sono più alte.

Definizione del posizionamento

Con queste informazioni, l’imprenditore può definire il proprio posizionamento. Se i competitor stanno trascurando determinate nicchie, può essere strategico posizionarsi in quelle aree. Se invece la competizione è alta su determinate parole chiave, potrebbe essere necessario sviluppare un’offerta unica o un messaggio pubblicitario distintivo che giustifichi un CPC più elevato.

Stimare l’investimento dei competitor

Per stimare l’investimento dei competitor, si possono utilizzare i dati del rapporto sull’asta di Google Ads, che fornisce informazioni sulla percentuale di impression che si ottiene rispetto ai competitor per le stesse parole chiave. Questo, insieme alle stime di strumenti esterni, può dare un’idea di quanto i competitor stanno spendendo e, quindi, di quanto potrebbe essere necessario investire per competere efficacemente.

In sintesi, l’analisi del contesto di riferimento e la definizione del posizionamento sono passaggi che richiedono un approccio metodico e l’uso di strumenti analitici avanzati. Solo così gli imprenditori possono sviluppare strategie di Google Ads che non solo attraggano traffico, ma che lo facciano in modo cost-efficiente, massimizzando le possibilità di conversione e ROI.

Obiettivi di business e di marketing chiari

​​La chiarezza degli obiettivi di business e di marketing è il fulcro su cui ruota l’intera strategia pubblicitaria, in particolare quando si tratta di campagne Google Ads.

Senza una definizione precisa degli obiettivi, le campagne rischiano di essere dispersive e inefficaci, consumando budget senza portare a risultati concreti e generando l’insoddisfazione del cliente e la frustrazione del team marketing.

Definizione degli obiettivi di business

Gli obiettivi di business dovrebbero guidare ogni decisione nel marketing. Questi possono variare da obiettivi di revenue, espansione del mercato, miglioramento della brand awareness, o incremento della fedeltà del cliente.

Per esempio, un’azienda che lancia un nuovo prodotto potrebbe avere come obiettivo principale la generazione di awareness, mentre un’azienda ben affermata potrebbe concentrarsi sull’aumento delle vendite o sull’upselling.

Trasmissione degli obiettivi al team marketing

Una volta definiti gli obiettivi di business è cruciale che l’imprenditore li comunichi chiaramente al team marketing. Questo assicura che tutte le attività pubblicitarie siano allineate con gli obiettivi aziendali.

Ad esempio, se l’obiettivo è aumentare le vendite di un particolare prodotto del 20% entro la fine del trimestre, il team marketing dovrà sviluppare una strategia che miri a questo risultato specifico.

Esempio pratico

Immaginiamo un’azienda che produce biciclette elettriche. Gli obiettivi di business potrebbero includere l’aumento delle vendite online del 30% nell’anno fiscale. Per raggiungere questo obiettivo, il team marketing potrebbe decidere di concentrarsi su campagne Google Ads mirate a parole chiave ad alta intenzione di acquisto, come “biciclette elettriche di alta qualità” o “offerte biciclette elettriche”.

Definizione e priorità dei KPI

I Key Performance Indicators (KPI) devono essere selezionati in base agli obiettivi di business. Se l’obiettivo principale è il Marketing Efficiency Ratio (MER), allora KPI come il Cost Per Click (CPC) e il Click-Through Rate (CTR) diventano meno importanti rispetto al Cost Per Acquisition (CPA) e al Return On Ad Spend (ROAS). Questo perché il MER si concentra sull’efficienza complessiva del marketing in termini di generazione di revenue.

Con gli obiettivi e i KPI chiaramente definiti, il team marketing può monitorare le campagne e ottimizzarle in modo proattivo.

Ad esempio, se una campagna ha un CPC basso ma non sta convertendo, potrebbe essere necessario rivedere la pertinenza delle parole chiave o la qualità delle landing page. D’altra parte, se il CPA è alto, potrebbe essere necessario ottimizzare le offerte o il targeting delle campagne.

Avere obiettivi di business e di marketing ben definiti e condivisi è essenziale per il successo delle campagne Google Ads. Questo permette di stabilire KPI pertinenti e di monitorare le campagne in modo efficace, assicurando che ogni euro speso contribuisca al raggiungimento degli obiettivi aziendali. L’imprenditore deve lavorare a stretto contatto con il team marketing per assicurarsi che la strategia pubblicitaria sia sempre allineata con la visione e le mete del business.

Piani di investimento e forecasting troppo a lungo termine

Nel dinamico mondo del marketing digitale, pianificare troppo a lungo termine può essere un errore fatale.

La pubblicità online è in costante evoluzione, con nuovi formati di annunci che emergono ogni 8-12 settimane. Pianificare senza considerare l’innovazione imminente è come navigare a vista senza bussola. Inoltre, la capacità del marketing online di fornire risultati quasi istantanei dai test A/B contrasta nettamente con la natura statica di un piano di marketing annuale basato su supposizioni.

Una strategia di marketing digitale reattiva, flessibile e adattabile è molto più efficace se si vuole crescere velocemente.

Si consiglia di iniziare con una piattaforma e una quantità di denaro che si è disposti a spendere anche senza ottenere lead o vendite. Una volta che si ottengono risultati positivi, si può espandere aggiungendo piattaforme complementari per il remarketing cross-channel e, se ciò funziona, lanciare campagne su quella seconda piattaforma.

Gli imprenditori dovrebbero evitare di cadere nella trappola di piani di marketing troppo rigidi e a lungo termine. Invece, dovrebbero adottare un approccio agile e flessibile, pronto ad adattarsi alle mutevoli dinamiche del marketing online e a sfruttare le nuove opportunità non appena si presentano.

Non preparare la logistica per il picco di vendite

Un errore strategico che può costare caro agli imprenditori è sottovalutare l’importanza di una logistica efficiente in grado di gestire l’aumento di vendite generato dalle campagne Google Ads (ma non solo).

Google Ads è uno dei principali canali digitali a risposta diretta che può portare a un incremento significativo dei volumi di vendita, specialmente in periodi di picco come il Black Friday.

Un errore strategico che può costare caro agli imprenditori è sottovalutare l'importanza di una logistica efficiente.

La logistica nel fulcro del successo ecommerce

In un’era dove i consumatori sono abituati alla rapidità di consegna garantita da giganti come Amazon con il servizio Prime, la velocità e l’affidabilità della logistica diventano fattori critici di successo.

Un ritardo nelle spedizioni o un’incapacità di gestire i volumi può portare a malcontento, recensioni negative, cancellazioni d’ordine e un aumento dei resi, danneggiando la reputazione dell’azienda e la fiducia dei clienti.

Esempio pratico: ecommerce di elettronica durante il Black Friday

Immaginiamo un ecommerce specializzato in prodotti elettronici che si prepara per il Black Friday. La campagna Google Ads è stata ottimizzata per massimizzare la visibilità e le vendite in questo periodo cruciale. Tuttavia, se la logistica non è stata adeguatamente preparata per gestire l’impennata degli ordini, i problemi possono rapidamente accumularsi.

Supponiamo che l’ecommerce non abbia previsto un piano di azione per il Black Friday: il magazzino è sovraccarico, il personale è insufficiente e i processi di spedizione non sono stati adeguatamente accelerati.

Di conseguenza, gli ordini iniziano ad accumularsi, i tempi di consegna si allungano e i clienti iniziano a esprimere il loro disappunto attraverso recensioni negative, richieste di rimborso oltre che sovraccaricare il team del customer care.

Per evitare questo scenario, l’ecommerce avrebbe dovuto:

  • Aumentare il personale: assumere personale temporaneo o extra per gestire le operazioni di magazzino durante il picco di vendite;
  • Ottimizzare i processi: implementare processi di spedizione e imballaggio più efficienti per ridurre i tempi di attesa;
  • Gestire le aspettative dei clienti: comunicare chiaramente i tempi di consegna previsti e aggiornare i clienti sullo stato degli ordini;
  • Pianificare con i fornitori: assicurarsi che i fornitori siano in grado di rispondere rapidamente alle richieste di riassortimento.

La preparazione logistica è tanto importante quanto la strategia di marketing digitale.

Gli imprenditori devono assicurarsi che la loro infrastruttura logistica sia pronta a sostenere l’aumento di domanda generato dalle campagne Google Ads, specialmente durante eventi ad alta intensità di vendita come il Black Friday. Questa manovra non solo garantisce la soddisfazione del cliente, ma protegge anche la reputazione del brand e massimizza i profitti derivanti dalle opportunità di vendita.

Pretendere risultati immediati dalle campagne Google Ads

Un errore frequente tra gli imprenditori è aspettarsi risultati immediati dalle campagne Google Ads.

Questa piattaforma, sebbene possa sembrare un mezzo rapido per ottenere visibilità e conversioni, richiede tempo per stabilizzarsi e mostrare risultati significativi e costanti.

La stabilità su Google Ads

Google Ads si basa sull’apprendimento automatico e sugli algoritmi per ottimizzare le prestazioni delle campagne. Ogni volta che viene effettuata una modifica significativa, come l’aggiustamento delle offerte, il target di pubblico o l’introduzione di nuovi annunci, la piattaforma necessita di un periodo di apprendimento. Questo periodo è generalmente di 7-10 giorni, durante il quale l’algoritmo raccoglie dati sulle interazioni degli utenti con la campagna modificata.

Aspettative temporali

È irrealistico aspettarsi che una campagna pubblicitaria online raggiunga la sua piena efficacia prima di 3 mesi, specialmente se si considera il periodo di apprendimento necessario dopo ogni modifica. Questo periodo può essere anche più lungo per business con cicli di vendita prolungati.

Esempio pratico: lancio di un nuovo prodotto tecnologico

Prendiamo, ad esempio, una startup tecnologica che lancia un nuovo gadget innovativo.

La campagna iniziale su Google Ads potrebbe generare un certo interesse, ma i veri pattern di acquisto e le preferenze del pubblico diventano chiari solo dopo che i dati sono stati raccolti e analizzati per alcune settimane. Inoltre, la startup potrebbe scoprire che le parole chiave inizialmente scelte non sono le più efficaci o che gli annunci necessitano di essere ottimizzati per migliorare il CTR (Click-Through Rate).

Dopo aver ottimizzato le parole chiave e gli annunci, la startup deve attendere un altro periodo di apprendimento prima di poter valutare l’impatto delle modifiche. Durante questo tempo, è essenziale monitorare attentamente le metriche senza fare ulteriori cambiamenti precipitosi che potrebbero disturbare il processo di apprendimento della piattaforma.

In conclusione, avere pazienza è fondamentale quando si lavora con Google Ads.

Gli imprenditori devono resistere alla tentazione di fare cambiamenti frequenti e aspettarsi risultati immediati. Invece, dovrebbero concentrarsi su un approccio a lungo termine, permettendo alle campagne di maturare e fornire dati affidabili su cui basare le decisioni strategiche. Questo approccio paziente e metodico alla fine porterà a una struttura di campagne più solida e a risultati più costanti e prevedibili.

Sistema di tracciamento avanzato

Il tracciamento delle conversioni è un pilastro del marketing digitale, essenziale per valutare l’efficacia delle campagne online. Senza un sistema di tracciamento avanzato, gli imprenditori navigano alla cieca, incapaci di discernere quali canali e campagne generano valore e quali sono semplicemente un costo.

In Google Ads è fondamentale usare il tracciamento delle conversioni tramite codice nativo Google Ads e settare le enhanced conversion per dare massima qualità e ridurre al minimo la perdita dei dati.

Avere un sistema di monitoraggio avanzato è fondamentale per ogni business, ma ancora di più per quelli ad alto valore transazionale, dove il percorso di acquisto non è immediato.

Avere un sistema di monitoraggio avanzato è fondamentale per ogni business, ma ancora di più per quelli ad alto valore transazionale, dove il percorso di acquisto non è immediato.

Esempio pratico

Consideriamo un’azienda di autonoleggio di lusso che utilizza Google Ads per attirare nuovi clienti. Implementando un sistema di tracciamento avanzato, l’azienda può monitorare non solo quante prenotazioni sono state effettuate tramite gli annunci, ma anche comprendere quali annunci hanno portato a richieste di informazioni qualificate, e infine a contratti firmati. Integrando questo sistema con un CRM come HubSpot, l’azienda può seguire il percorso del cliente attraverso il funnel di vendita, ottimizzando le campagne per quelle parole chiave e annunci che non solo generano clic, ma che portano a lead di alta qualità che si convertono in affari lucrativi.

Con dati dettagliati a disposizione, l’azienda può allocare il budget pubblicitario in modo più efficace, concentrando le risorse sugli annunci che generano i lead più promettenti. Inoltre, può affinare il targeting e il contenuto degli annunci per raggiungere segmenti di clientela che hanno maggiori probabilità di completare il percorso di acquisto.

Un sistema di tracciamento avanzato è, quindi, fondamentale per qualsiasi imprenditore che desideri comprendere l’efficacia delle proprie campagne pubblicitarie e ottimizzarle per massimizzare il ROI. Il tracciamento delle conversioni non è solo una misura di successo, ma un driver per la crescita e l’innovazione continua.

Oltre ai dati di piattaforma è importante avere un sistema di monitoraggio real-time che consenta di monitorare l’andamento del progetto con costanza e attenzione.

In Loop abbiamo sistemi avanzati tramite mail e sheet che ci consentono di scalare i business con reattività ed efficienza.

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Scegliere la giusta finestra di attribuzione

Uno degli errori più gravi che gli imprenditori possono commettere quando investono in Google Ads è non comprendere o impostare in modo errato la finestra di attribuzione delle conversioni.

Questo parametro è fondamentale per valutare l’efficacia delle campagne e per ottimizzare gli investimenti pubblicitari.

L’Importanza della finestra di attribuzione

La finestra di attribuzione è il periodo durante il quale una conversione viene accreditata a un determinato clic o visualizzazione di un annuncio. Se impostata correttamente, può fornire una rappresentazione accurata dell’impatto delle campagne pubblicitarie sulle conversioni. Un’impostazione errata, invece, può portare a una valutazione distorta delle performance e a decisioni di ottimizzazione sbagliate.

Esempio pratico: l’Impatto degli annunci YouTube

Immaginiamo di seguire le campagne Google ads di una piattaforma di workout a domicilio. Per aumentare la consapevolezza del brand utilizziamo delle campagne YouTube ottimizzate per CPV, ovvero con l’obiettivo di portare più visualizzazioni possibili a basso costo.

Se misurassimo il costo per iscrizione con una breve finestra di attribuzione per le conversioni click-through e view-through, gli annunci YouTube sembrerebbero sotto-performanti. Tuttavia, impostando una finestra di attribuzione di 1 settimana per le conversioni click-through e di 2 settimane per le conversioni view-through, ad esempio, potremmo valutare l’impatto reale degli annunci sulla registrazione di nuovi utenti.

View-through vs engaged-view conversions

Per approfondire ulteriormente la comprensione delle conversioni, è utile distinguere tra le conversioni view-through e le conversioni engaged-view.

Le prime si riferiscono a utenti che hanno visualizzato un annuncio ma non hanno cliccato, mentre le seconde riguardano utenti che hanno interagito con l’annuncio, ad esempio guardandolo per un certo periodo. Questa distinzione è cruciale per valutare l’efficacia degli annunci in termini di consapevolezza del marchio e di coinvolgimento dell’utente. Vi lascio un link di approfondimento qui.

Per gli imprenditori, impostare correttamente la finestra di attribuzione significa avere una visione più chiara del percorso del cliente e dell’efficacia delle campagne. Ad esempio, un’azienda che vende prodotti di lusso potrebbe scoprire che i clienti impiegano più tempo a decidere dopo aver visto un annuncio, quindi una finestra di attribuzione più lunga potrebbe essere più appropriata per catturare tutte le conversioni influenzate dalla pubblicità.

Comprendere e impostare correttamente la finestra di attribuzione delle conversioni è essenziale per misurare accuratamente l’efficacia delle campagne pubblicitarie e per ottimizzare gli investimenti in Google Ads. Questo permette agli imprenditori di prendere decisioni basate su dati concreti e di massimizzare il ritorno sugli investimenti pubblicitari.

Scegliere la giusta frequenza di reporting

Un altro errore che gli imprenditori spesso commettono è non allineare la frequenza dei report analitici con il ciclo di vendita del loro business, ovvero il tempo che intercorre tra l’acquisizione di un lead e la sua conversione in cliente (lead-to-close time).

Questo allineamento è cruciale per una valutazione accurata delle performance e per una pianificazione strategica informata.

La cadenza dei report e il ciclo di vendita

La cadenza con cui si analizzano i dati dovrebbe riflettere il ciclo di vendita del prodotto o servizio offerto. Se il ciclo di vendita è breve, i report dovrebbero essere più frequenti, come settimanali o bi-settimanali. Se il ciclo di vendita è lungo, i report mensili o trimestrali potrebbero essere più appropriati.

La cadenza dei report e il ciclo di vendita

Esempio pratico: Il ciclo di vendita nel settore immobiliare

Consideriamo un’agenzia immobiliare di lusso che utilizza Google Ads per acquisire potenziali clienti interessati all’acquisto di proprietà esclusive. Il ciclo di vendita in questo settore può essere piuttosto lungo, spesso mesi, data la natura dell’investimento e le considerazioni che i clienti devono fare prima di procedere all’acquisto.

In questo caso, un report settimanale potrebbe non fornire informazioni significative sulle performance delle campagne, poiché non c’è abbastanza tempo affinché un lead si converta in vendita. Un report trimestrale, invece, darebbe un quadro più accurato dell’efficacia delle campagne e delle tendenze di conversione.

Implicazioni pratiche

Per l’agenzia immobiliare, un report trimestrale permetterebbe di analizzare i dati in relazione al numero di lead generati, al costo per lead, alla percentuale di conversione dei lead in appuntamenti e, infine, al numero di vendite concluse. Questo tipo di report permetterebbe di valutare l’efficacia delle diverse campagne e di apportare modifiche strategiche basate su un ciclo di vendita completo.

Sincronizzare la frequenza dei report con il tempo di chiusura lead-to-close è fondamentale per ottenere una visione accurata delle performance delle campagne e per prendere decisioni basate su dati solidi. Questo approccio consente agli imprenditori di ottimizzare le loro strategie di marketing digitale e di investire in modo più efficace nel loro budget pubblicitario.

Assenza di remarketing cross-channel

Il non avviare il remarketing cross-channel il prima possibile è un errore comune che può limitare significativamente l’efficacia delle campagne pubblicitarie online.

Il remarketing, o retargeting, è una strategia che si concentra sul targetizzare utenti che hanno già visitato il tuo sito ma non hanno completato un’azione desiderata, come un acquisto. Questa tecnica è nota per avere tassi di conversione elevati a costi per conversione relativamente bassi.

Il processo di remarketing cross-channel amplifica ulteriormente questi benefici.

Invece di limitarsi a mostrare nuovamente gli annunci solo sulla piattaforma originale (ad esempio, Google), il remarketing cross-channel coinvolge gli utenti su più piattaforme, come Facebook e Instagram.

Questo non solo aumenta le probabilità di conversione ma migliora anche la percezione del brand, facendo sembrare l’azienda più grande e onnipresente agli occhi dei potenziali clienti.

Per esempio, un’azienda che vende prodotti di bellezza potrebbe iniziare con annunci su Google Ads per attirare visitatori basati su specifiche parole chiave. Se questi visitatori non effettuano un acquisto, l’azienda può poi utilizzare il remarketing cross-channel per mostrare annunci mirati su Facebook, dove gli utenti passano tempo in un contesto più personale e sociale. Questo non solo ricorda loro il prodotto che hanno considerato ma lo fa in un ambiente che è associato a fiducia e relazioni personali, aumentando così le possibilità di conversione.

Inoltre, avviare il remarketing cross-channel il prima possibile consente di sfruttare il traffico generato dalle piattaforme basate su parole chiave e di combinare questo con piattaforme basate su interessi e comportamenti, creando una strategia di marketing olistica e multicanale che può accelerare significativamente la crescita di un business.

Non sfruttare campagne Push

L’errore di non sfruttare Google per campagne push è un punto critico.

Mentre Google è noto per la sua efficacia nel targeting di utenti che hanno già espresso un interesse diretto tramite la ricerca (attività pull), trascurare le sue capacità di generare domanda (attività push) può essere un’opportunità mancata.

Le campagne push su Google, come quelle su Display e YouTube, possono essere strumenti potenti per costruire la consapevolezza del marchio e la considerazione. Anche se i costi possono essere più alti rispetto alle piattaforme come Meta (Facebook e Instagram), la portata di Google è immensa, e la sua capacità di targetizzare gli utenti attraverso una varietà di contesti e formati è ineguagliabile.

Prendiamo, ad esempio, una startup nel settore della moda sostenibile che vuole aumentare la consapevolezza del proprio marchio. Mentre le campagne di ricerca possono catturare l’interesse di coloro che cercano attivamente abbigliamento sostenibile, una campagna Display può mettere il marchio davanti agli occhi di utenti che leggono articoli su sostenibilità o che visitano siti web correlati alla moda eco-friendly. Questo tipo di esposizione costruisce la consapevolezza in un pubblico che potrebbe non essere ancora nella fase di ricerca attiva ma che è altamente pertinente.

Allo stesso modo, le campagne video su YouTube possono essere utilizzate per raccontare la storia del marchio, mostrare i prodotti in azione e condividere testimonianze di clienti soddisfatti. YouTube, in particolare, offre un ambiente coinvolgente dove i video possono avere un impatto emotivo, che è cruciale per la costruzione del marchio.

Un altro vantaggio delle campagne push su Google è la possibilità di utilizzare dati e insights avanzati per ottimizzare le campagne in tempo reale. Ad esempio, se una campagna Display sta generando un alto tasso di clic ma un basso tasso di conversione, l’imprenditore con il suo team marketing può rapidamente adattare il targeting o il messaggio pubblicitario per cercare di migliorare le performance.

Dunque, mentre le piattaforme Meta possono essere più economiche per la costruzione del marchio e la considerazione, la rete Google offre una portata e una profondità che possono essere sfruttate per scalare un business e crescere come brand. Gli imprenditori farebbero bene a considerare una strategia bilanciata che utilizzi sia attività push che pull in Google ads, per massimizzare la loro presenza online e l’impatto sul mercato.

Trascurare la qualità dei testi degli annunci

Il testo di un annuncio è il primo contatto tra il vostro brand e il potenziale cliente.

È essenziale che ogni parola trasmetta il valore e la personalità del vostro marchio, oltre a incoraggiare l’utente all’azione. Un copy mal scritto o non strategico può non solo ridurre il CTR (Click-Through Rate), ma anche danneggiare la percezione del brand.

La costruzione di un annuncio richiede una comprensione profonda del proprio pubblico target, del contesto in cui l’annuncio verrà visualizzato e degli obiettivi di marketing. Le informazioni devono essere pertinenti, il tono di voce deve rispecchiare il brand e il messaggio deve essere chiaro e convincente.

Strategie di ottimizzazione

Utilizzando strumenti come Google Spreadsheet, gli imprenditori e il loro team marketing possono organizzare e testare diverse varianti di copy per scoprire quali combinazioni di titoli, descrizioni e CTA funzionano meglio.

Con Francesco Agostinis e Riccardo Belleggia abbiamo fatto un webinar verticale sul copywriting per advertising, puoi trovarlo qui.

In tale webinar potete trovare ulteriori approfondimenti e tecniche per affinare le abilità di copywriting specificamente per la pubblicità.

Francesco Agostinis, Riccardo Belleggia e Elisabetta Gallucci nel Webinar Copywriting per Advertising

Non sottovalutare il potere delle parole. Un copy ben scritto può fare la differenza tra un annuncio che passa inosservato e uno che trasforma gli spettatori in clienti. Investire tempo e risorse nel migliorare il copywriting degli annunci non è solo una buona pratica, ma una necessità strategica per qualsiasi campagna pubblicitaria, anche di Google Ads.

Imprenditori che pensano di non investire nelle landing page

L’errore numero 12 che gli imprenditori spesso commettono è non investire nel migliorare le landing page di destinazione delle loro campagne Google Ads. Una landing page ottimizzata è cruciale per convertire il traffico pagato in clienti effettivi.

Vediamo insieme perché.

Personalizzazione e rilevanza

Google Ads offre capacità di personalizzazione avanzate, consentendo agli inserzionisti di creare annunci mirati per pubblici specifici. Questo livello di personalizzazione si estende alle landing page, che dovrebbero essere altrettanto mirate per mantenere la coerenza e la rilevanza rispetto agli annunci. Una landing page dedicata per ogni campagna pubblicitaria assicura che il messaggio pubblicitario sia in linea con ciò che l’utente si aspetta di trovare, aumentando così le probabilità di conversione.

Il punteggio di qualità (Quality Score)

Il Quality Score di Google è un indicatore che misura la pertinenza e la qualità degli annunci e delle landing page rispetto alle parole chiave e alle aspettative degli utenti. Un punteggio alto indica che l’annuncio e la landing page sono rilevanti per le parole chiave ricercate, e questo può portare a costi per clic più bassi e a una migliore posizione dell’annuncio. Elementi come il tasso di clic atteso (CTR), la pertinenza dell’annuncio e l’esperienza utente sulla landing page sono tutti fattori che influenzano il Quality Score.

L’importanza della personalizzazione

Google premia gli inserzionisti che non indirizzano tutto il traffico degli annunci alla homepage generica. Più specifica è la personalizzazione degli annunci e delle landing page, più alto sarà il Quality Score e, di conseguenza, migliore sarà il ritorno sull’investimento pubblicitario (ROAS).

Il caso del Black Friday

Immaginiamo un ecommerce che si prepara per il Black Friday. Una campagna Google Ads ben progettata potrebbe attirare molti visitatori, ma senza una landing page ottimizzata e personalizzata per le offerte del Black Friday, molti di questi potenziali clienti potrebbero andarsene senza effettuare acquisti.

Una landing page che evidenzia offerte speciali, recensioni di prodotti e informazioni chiare sulla spedizione e sui resi può fare la differenza tra un visitatore che si converte in cliente o che abbandona il sito.

Le landing page sono un’estensione della promessa fatta dall’annuncio. Non investire nel loro miglioramento può significare non solo sprecare il budget pubblicitario, ma anche perdere l’opportunità di convertire il traffico in clienti paganti.

Il caso del Black Friday

Non investire nell’ottimizzazione del feed

Il tredicesimo errore che gli imprenditori spesso commettono è non investire nel migliorare la qualità del feed prodotto per le campagne Google Shopping.

Un feed di qualità è cruciale perché determina la pertinenza e l’efficacia con cui i prodotti vengono mostrati agli utenti su Google.

Ecco alcuni punti chiave:

  • Importanza di un feed di qualità: un feed di qualità assicura che i prodotti siano mostrati per le query di ricerca pertinenti, aumentando così il traffico di qualità verso i prodotti. Un feed ben ottimizzato può portare a una maggiore visibilità e a un miglior posizionamento degli annunci, influenzando direttamente le vendite e il ROI;
  • Ottimizzazione del feed: per ottimizzare il feed, è essenziale includere parole chiave pertinenti nei titoli dei prodotti e nelle descrizioni, utilizzare GTIN quando disponibili, sfruttare le etichette personalizzate per segmentare i prodotti in modo efficace e fornire quanti più attributi possibili in modo da aiutare il machine learning nell’apprendimento oltre che dare informazioni più complete all’utente;
  • Gestione degli errori: è importante monitorare e risolvere prontamente eventuali problemi che portano alla disapprovazione dei prodotti nel Merchant Center. Mantenere il feed aggiornato e conforme alle politiche di Google è fondamentale per evitare interruzioni nelle campagne pubblicitarie.

Per gestire e migliorare i feed prodotto, piattaforme come Channable o datafeedwatch possono essere strumenti preziosi. Questi sistemi aiutano a ottimizzare i feed per Google Shopping, facilitando la mappatura degli attributi dei prodotti, la risoluzione degli errori e l’ottimizzazione delle campagne pubblicitarie.

Esempio pratico

Immaginiamo un ecommerce che vende abbigliamento sportivo. Utilizzando una piattaforma come Channable, l’azienda può assicurarsi che ogni prodotto nel feed abbia un GTIN corretto, titoli ottimizzati con parole chiave rilevanti come “scarpe da running uomo traspiranti” o “legging yoga alta compressione” e descrizioni dettagliate che evidenzino i punti di forza del prodotto.

Inoltre, può impostare etichette personalizzate per segmentare i prodotti in base al prezzo, alla categoria o alle promozioni in corso, permettendo così campagne mirate e un controllo più accurato del budget pubblicitario.

Un feed di qualità non solo migliora la visibilità dei prodotti ma consente anche una gestione più efficace delle campagne, ottimizzando il ritorno sull’investimento e contribuendo al successo complessivo delle attività di ecommerce.

Conclusione

Ogni imprenditore che si avvicina a Google Ads deve considerare questi errori non come ostacoli, ma come opportunità di apprendimento per ottimizzare le proprie campagne e massimizzare il ROI. Con una strategia ben pianificata e un approccio basato sui dati, Google Ads può diventare un alleato potente per il successo del business.

Evitare gli errori comuni in Google Ads non è solo una questione di buone pratiche, ma un imperativo per chi vuole massimizzare il ritorno sull’investimento pubblicitario.
È qui che Loop entra in gioco: la vostra guida esperta nel mondo dell’advertising digitale!

Con Loop, avrete accesso a strategie su misura, analisi approfondite e ottimizzazione continua delle vostre campagne. Siamo i professionisti che lavorano dietro le quinte per assicurarvi che ogni euro speso sia un investimento verso il successo del vostro business.

Scritto da:
Elisabetta Gallucci

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