
CTR basso nelle email? 5 cause e come risolverle
Di cosa parleremo oggi
Il CTR basso nelle email è uno dei segnali più frustranti per chi lavora nel Marketing Automation.
Hai una lista attiva, magari anche un buon tasso di apertura… ma poi? Pochissimi clic.
Capire perché succede e come agire per evitarlo è fondamentale per non buttare via traffico (e budget).
In questo articolo analizzeremo le 5 cause più frequenti di CTR basso nelle email e ti fornirò soluzioni pratiche da mettere in atto fin da subito.
Che cos’è il CTR e perché è importante
Il CTR (Click Through Rate) rappresenta la percentuale di destinatari che clicca su almeno un link all’interno della tua email, rispetto al numero di email consegnate.
La formula per calcolarlo è semplice:
CTR = (Click unici / Email consegnate) × 100
Facciamo un esempio: se hai inviato 1000 email e 25 utenti hanno cliccato, il tuo click rate corrisponderà a 25/1000 x 100 = 2,5%.
Molti confondono il CTR con il CTOR (click-to-Open Rate), che a differenza delle email consegnate, è calcolato sulle aperture e valuta quanto è coinvolgente il contenuto tra coloro che hanno effettivamente aperto l’email.
Il CTR è un indicatore fondamentale per misurare l’efficacia delle tue email: ci mostra quanti utenti hanno realmente interagito cliccando su un link e quanto il messaggio risulta rilevante e interessante per loro.
Un CTR basso invece, indica che qualcosa nel percorso dell’utente si è interrotto e questo si traduce in meno traffico e conversioni.
5 motivi e soluzioni da implementare subito
Partiamo col dire che non c’è una percentuale standard per tutti. Ogni settore infatti, ha il suo benchmark di riferimento e quello che vale per un brand food può non valere per un brand di abbigliamento.
Fonte:Klaviyo Benchmark Report 2025
Tuttavia, secondo Klaviyo, il tasso medio di click delle campagne tra tutti i settori, è dell’1,29%, mentre soltanto il 10% dei business raggiunge un tasso di click del 4,74%.
Vediamo ora quali sono le principali cause di un CTR basso.
Segmentazione inefficiente
Se stai inviando le Newsletter a tutta la tua audience, con buona probabilità il tuo CTR ne sta risentendo.
Spesso l’intento è quello di raggiungere più persone possibile con ogni invio, nella speranza che aumentino le probabilità di click e conversioni.
Ma la realtà è che, più il messaggio è generico, più è probabile che venga ignorato.
Il motivo è semplice: stai parlando contemporaneamente a utenti che si trovano in momenti molto diversi del loro percorso d’acquisto, con aspettative, interessi e bisogni che spesso non hanno nulla in comune.
Perché segmentare è importante
Una buona segmentazione (approfondisci qui) ti permetterà di aumentare la rilevanza del messaggio, migliorare il CTR, e allo stesso tempo evitare di stressare chi non interagisce, proteggendo la reputazione del tuo dominio.
Non serve una strategia iper complessa: anche pochi segmenti ben strutturati possono fare la differenza nei risultati.
Esempio di segmenti da creare subito:
- Utenti engaged, che hanno aperto o cliccato email negli ultimi 30, 60, 90 o 120 giorni.
- Chi ha già acquistato almeno una volta.
- Chi non ha mai acquistato (e ha ancora a disposizione lo sconto di benvenuto).
- Nuovi iscritti (da meno di 7 giorni).
- Utenti interessati a una specifica categoria di prodotti.
Segmenti da escludere nelle comunicazioni:
- Iscritti che non hanno mai interagito (zero aperture e zero click).
- Utenti non clienti inattivi da oltre 180 giorni.
- Contatti che non hanno dato il consenso al marketing.
Ti faccio un esempio pratico:
Immagina di voler scrivere una mail per promuovere una nuova linea di prodotti skincare.
Se la mandi a tutta la tua lista, sarai costretto a mantenere un tono generico.
Se invece la invii solo a chi ha già acquistato o visualizzato prodotti viso, puoi personalizzare in questo modo:
“Sappiamo quanto tieni alla cura del tuo viso, {{ first_name|title }}.
Per questo oggi vogliamo mostrarti la nostra nuova linea pensata per nutrire e idratare la tua pelle.”
Il contenuto non mantiene la promessa dell’oggetto
Hai curato l’oggetto, l’utente apre la mail… ma si ritrova davanti a un contenuto generico, autoreferenziale, spesso distante da ciò che si aspettava.
È una delle cause più diffuse di CTR basso, e spesso viene confusa con un problema di “copywriting debole”. In realtà, è un problema di coerenza tra oggetto, preview e contenuto.
E quando l’utente percepisce un distacco tra ciò che si aspettava e ciò che trova, smette di fidarsi.
Un esempio, è la classica subject clickbait, che in un primo momento porta molte più persone ad aprire la mail ma in un secondo momento, altrettante a chiuderla.
Come evitare questo problema?
Scrivi sempre le email partendo dalla promessa dell’oggetto e chiediti: cosa si aspetta di trovare la persona che ha aperto questa mail?
Dopodiché, costruisci il contenuto in modo che la risposta arrivi nei primi secondi di lettura.
Consiglio: per capire davvero se il contenuto delle tue email sta funzionando, guarda il CTOR (click to open rate).
Se è basso, probabilmente la promessa dell’oggetto non è stata mantenuta o il messaggio non era abbastanza rilevante.
La CTA non funziona come dovrebbe
Se il contenuto dell’email è ben scritto ma il CTR è basso, il problema potrebbe essere proprio nelle Call to Action.
Non basta inserire un pulsante: la CTA deve guidare l’utente all’azione, avere un testo motivante e trovarsi nel punto giusto dell’email.
Vediamo insieme gli aspetti più importanti da tenere in considerazione.
Visibilità
A colpo d’occhio non appena apriamo la mail, dovremmo già vedere la prima CTA. Deve risaltare nel layout, sia per posizione che per contrasto visivo:
- Inserisci la prima CTA above the fold (visibile senza scroll), soprattutto da mobile.
- Evita colori troppo chiari e scegli un contrasto elevato tra testo e pulsante.
- Assicurati che la dimensione del testo e il font permettano una lettura semplice.
Chiarezza
Il lettore deve capire esattamente cosa succederà dopo il click: è quindi importante prediligere CTA più descrittive, che raccontino dove l’utente atterrerà e cosa otterrà cliccando.
Evita testi generici come “Clicca qui” o “Scopri di più”, che non ci dicono niente. Cosa dovrei scoprire? Perché dovrebbe interessarmi?
Prediligi invece CTA come “Scopri ora la nuova collezione”, “Scarica la guida gratuita”, “Ottieni ora il tuo sconto”.
Gerarchia visiva
Un aspetto fondamentale, ma spesso trascurato, è la gerarchia delle informazioni all’interno dell’email.
Ogni contenuto dovrebbe guidare il lettore con naturalezza verso un’unica azione principale.
Se nella stessa email inserisci troppe call to action di pari peso, senza un ordine chiaro, l’utente si blocca: non sa cosa scegliere e finisce per non scegliere affatto.
Per evitare questo, è importante definire una CTA primaria, che abbia il ruolo centrale nella mail – sia per posizione, che per stile visivo.
Le eventuali CTA secondarie, se presenti, dovrebbero essere meno evidenti, meno invadenti, e pensate come opzioni di supporto.
L’email non è mobile-friendly
Potrà sembrare banale, ma ancora oggi molte email vengono progettate e testate solo su desktop, dimenticando che la maggior parte delle aperture avviene da mobile.
Il risultato? Email esteticamente belle, ma inutilizzabili da smartphone, con testi troppo piccoli, pulsanti difficili da cliccare e layout poco user friendly.
Essere mobile-friendly (approfondisci l’argomento qui) non significa solo “funzionare anche da telefono”, ma offrire un’esperienza pensata prima per mobile, dove tutto – dal testo alla CTA – sia ottimizzato per uno schermo più piccolo, un’attenzione più breve e un’interazione diversa.
Ecco cosa fare per evitare problemi di CTR:
- Testa sempre l’email su mobile prima dell’invio, anche in modalità dark mode.
- Verifica che il testo sia leggibile.
- Assicurati che i pulsanti siano grandi, distanziati e facilmente cliccabili.
- Evita layout a più colonne, testi stretti o sezioni troppo dense.
- Se il tuo tool lo permette, sfrutta le impostazioni responsive per ottimizzare padding, font e blocchi.
In una situazione dove l’utente medio scorre le email in pochi secondi, un’esperienza mobile scadente significa perdere clic – e conversioni – prima ancora di iniziare.
Non inserisci i link nelle immagini
Inserisci i link nel testo, nelle CTA… ma ti dimentichi delle immagini?
È un errore comune, ma che può avere un impatto concreto sul CTR delle tue email.
Le immagini, soprattutto quelle di prodotto o promozionali, sono il primo elemento su cui l’occhio cade e su cui un utente potrebbe istintivamente provare a cliccare.
Se quell’immagine non ha un link, difficilmente l’utente cercherà un pulsante o un altro link, con molta probabilità interromperà la sua navigazione.
Cosa ti consiglio di fare:
- Rendi sempre cliccabili i banner principali e secondari.
- Controlla che il link dell’immagine sia sempre lo stesso della CTA di riferimento.
- Evita di linkare immagini puramente decorative (es. pattern o sfondi) per non confondere.
Conclusioni
Quando si ha un CTR basso, spesso la causa non è una sola, ma è una combinazione di fattori che insieme possono condizionare l’esperienza dell’utente e di conseguenza abbassare il tasso di click.
Con questi consigli, ti ho fornito una traccia da seguire per valutare le tue campagne e identificare i punti sui quali agire per alzare significativamente il tuo CTR e rendere finalmente le tue campagne efficaci e impattanti.
Ricorda: non esistono soluzioni universali. Ogni business ha le sue dinamiche, ed è fondamentale testare continuamente per capire cosa funziona meglio per il tuo pubblico.
Hai qualche altro consiglio da aggiungere? Condividilo nei commenti!










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