Piattaforme UGC: servono davvero alle aziende?

6 minuti   Creatività

By Gabriele Agostinis

Piattaforme UGC: servono davvero alle aziende?

Di cosa parleremo oggi

I video comandano il mercato dell’advertising ormai.
È inutile nascondersi dietro ad un dito!

Ma crearli internamente non è sempre così semplice. Servono competenze, tante competenze. Insomma, non basta prendere in mano lo smartphone, dire due frasi e premere stop.

E se volessimo farli produrre esternamente? Come possiamo fare per trovare chi ci realizza questi UGC?

Proprio per questo motivo sono nate delle piattaforme volte al raggruppare i content creator di livello e accorciare la catena produttiva.

Non serve più cercare e contattare dai loro profili i creator, possiamo trovare tutto in un unico luogo e, spesso, con una tariffa standardizzata.
Ma approfondiamo bene tutti questi punti.

Make or buy? Creo internamente o delego?

Faccio o compro? Un dilemma che ogni azienda si pone quando sta partendo o sta inserendo un nuovo processo produttivo.

Ed è proprio di un processo produttivo ciò di cui stiamo parlando.
Come detto qui sopra, creare degli UGC o dei contenuti video non è per nulla semplice. Non basta aprire la fotocamera e dire due frasi davanti allo schermo.

Come alcuni già sanno, io arrivo dal mondo del videomaking. Lo facevo quando i telefoni non si usavano per fare video per le ADS e, per fare dei contenuti, era necessario organizzare tutto con svariate competenze.

Perciò la domanda nasce spontanea: ha senso tutto questo effort interno? Posso e riesco a creare un team dedicato a tutto ciò? Oppure ha senso delegarlo esternamente?

Andiamo ad analizzare la differenza tra le due cose, così da poterne trarre delle conclusioni.

Cosa serve per produrre internamente gli UGC?

Cosa serve per produrre internamente gli UGC?

Ecco, appunto, se volessimo creare internamente dei contenuti UCG fatti a regola d’arte, di cosa avremmo bisogno?

  • Attrezzatura: un telefono non ti salva sempre. Servono delle luci adatte, dei treppiedi e come minimo un microfono;
  • Ambientazione: l’ambientazione quando parliamo di UGC è fondamentale. Lo sfondo non deve confondere, deve confortare. L’utente deve sentirsi immerso nella realtà che gli stiamo raccontando, che sia interna o esterna alla casa;
  • Capacità recitativa: gli UGC per sembrare “user” e non “actor” devono essere recitati ad hoc. Chi parla davanti la camera deve essere a suo agio, non deve sembrare che stia leggendo o recitando;
  • Capacità tecnica: il montaggio del video, la scelta delle tempistiche, le dimensioni dei sottotitoli, la pulizia dell’audio. Sono tutte cose che fanno la differenza quando andiamo a confrontarci con big players del mercato;
  • Capacità creativa: avere costantemente nuove idee, efficaci e ben strutturate. Analizzare cosa creare e come farlo.

In sintesi, serve un team dedicato.
Che si tratti di produrli realmente internamente o di delegare la produzione ad un creator contattato direttamente, è necessario avere come minimo una persona che si occupa della ricerca del profilo adatto sui social, una che si occupi delle riprese e del montaggio e una che gestisca l’eventuale parte contrattualistica.

Ecco perché sono nate delle piattaforme per semplificare tutto questo processo creativo!

Cosa serve per produrre tramite le piattaforme UGC?

Cosa serve per produrre tramite le piattaforme UGC?

Come dicevamo sopra, produrre tutto ciò in casa o ricercare chi lo possa produrre è un processo molto complesso. A questo servono le piattaforme di creazione UGC.

Ne esistono molte, sia italiane che internazionali, e offrono dai più svariati servizi.

Da quella che fa da semplice contenitore di creator, a quella che ti offre già i pacchetti pronti, passando per chi vende il singolo video e arrivando a chi offre anche la parte di influencer marketing annessa.

Come per il punto precedente, analizziamo cosa ci serve per poter realizzare i prodotti con queste piattaforme UGC:

  • Capacità di briefing: quasi tutte offrono un brief guidato, ma meglio forniamo le informazioni ai creator, meno modifiche dovremo far fare e prima avremo il prodotto;
  • Capacità di selezione: questa è la parte più complessa. Dover selezionare i profili più adatti al target di riferimento richiede tempo e capacità. Meglio si seleziona, migliore sarà il risultato;
  • Capacità di ottimizzazione dei costi: scegliere il miglior pacchetto o stabilire quanto pagare per ogni contenuto è fondamentale quando si vanno ad utilizzare le piattaforme UGC.

Pro e contro dell’ “home made”

Pro e contro del “home made”: Produrre i contenuti in casa, come abbiamo visto nel punto precedente, richiede un grande effort sia a livello di costi che di tempo.

Produrre i contenuti in casa, come abbiamo visto nel punto precedente, richiede un grande effort sia a livello di costi che di tempo.

Però ha anche degli aspetti positivi a mio avviso:

  • Personalizzazione totale del contenuto: se lo produciamo noi possiamo personalizzarlo al 100%. Possiamo scegliere tutto: dalla musica alla voce dell’attore, dalla location all’inquadratura. E faremo tutto prima di girare, non dopo;
  • La scalabilità produttiva: se la produzione è in casa, sarà sicuramente più facile girare contenuti extra da poter utilizzare per scalare la produzione di contenuti generando alternative con semplicemente degli hook differenti;
  • Minori rework: producendo internamente sappiamo cosa andiamo a girare e lo giriamo ad hoc, quindi non avremo bisogno di rigirare scene in un secondo momento o di chiedere modifiche o immagini aggiuntive.

Pro e contro delle piattaforme UGC

Pro e contro delle piattaforme UGC

Come analizzato precedentemente, le figure richieste per questo tipo di attività sono diverse, ma sono molto specifiche.

Averle in casa non è scontato e quindi potrebbe essere difficile ottimizzare il lavoro delle piattaforme UGC se non abbiamo il team corretto.

Parliamo però degli aspetti positivi di questo tipo di produttività:

  • Standardizzazione del costo: prima di realizzare tutto sapremo già il costo totale. Senza variabili che insorgono nel tempo, potremo prevedere e mettere già a bilancio il costo della nostra campagna di creazione contenuti;
  • Si lavora per lo più con creator professionisti: non dovremo spiegare luci, dizione, ambientazioni. Buona parte dei creator sanno benissimo fare il loro lavoro e ci forniranno un video che rispecchierà il nostro brief;
  • Prodotto UGC: l’unica cosa certa di queste piattaforme è che il risultato sarà sempre un UGC, sarà credibile agli occhi degli utenti perché realizzato da un potenziale utente.

Quali sono i rischi di entrambe?

Quali sono i rischi di entrambe?

Se parliamo di produzione interna i rischi sono:

  • Assenza di figure competenti: l’abbiamo detto prima, per fare questi contenuti serve competenza, e se internamente non abbiamo persone formate ad hoc, il risultato non sarà mai ottimale e richiederà parecchio effort per essere sistemato;
  • Aumento dei costi in modo spropositato: organizzare la creazione di questi contenuti richiede tempo e non sempre riesce tutto come da piani. Dover rimandare le riprese o doverle rifare comporta un costo diretto per noi, mentre tramite le piattaforme UGC questa cosa non ci intaccherebbe minimamente.

E se parliamo delle piattaforme?

  • Creator non troppo competenti: come si poteva leggere tra le righe precedentemente, queste piattaforme hanno molte figure altamente competenti, ma anche altre più “amatoriali”.
    Queste richiederanno dei brief iper dettagliati, che a volte comunque non basteranno ad evitare dei rework o ad evitare materiale poco efficace. Dizione e gestione delle luci non sono cose che si possono improvvisare, e a volte capita di ingaggiare creator che si presentano bene ma lavorano sotto le aspettative;
  • Overlapping creativo: quando i creator competenti non sono tanti (o comunque non abbastanza per le richieste) c’è il rischio di trovarsi la stessa persona che interpreta una commessa, una farmacista, una fisioterapista ed una real estate.
    Che c’è di male, direte voi. La vera forza di questi contenuti è la credibilità!
    Se un utente rivede la stessa faccia più volte per diversi prodotti completamente differenti, comincia a vederla come marketta e non come testimonianza, riducendone quindi drasticamente l’efficacia. Ancora peggio se, come nell’esempio da me citato, interpreta lavori completamente diversi.

Ma quindi cosa scelgo per la mia azienda?

Se sei un’agenzia come Loop, che fa Performance e non creatività native, cerca di formare il tuo team affinché sappia sfruttare al meglio le potenzialità delle piattaforme e permettigli di scalare la creazione dei contenuti (cosa di cui ti parlerò in un nuovo articolo).

Se sei un’azienda, invece, valuta sempre per cosa stai andando a creare il contenuto, qual è il tuo obiettivo, quanto e che tipo di contenuto ti servirà e su che piattaforme lo andrai a mettere.

Solo dopo aver valutato tutto questo potrai scegliere la via migliore per te.

Fammi sapere nei commenti se ti è piaciuto questo articolo e cosa ne pensi di questa rivoluzione nel mondo della content production.

Bonus: cosa usiamo noi in Loop?

Sinceramente parlando, ne abbiamo testate diverse di piattaforme.

Quella con cui ci siamo sempre trovati bene è Speekly.

Ha diversi vantaggi tra cui:

  • Chat diretta con i creator;
  • Nessuna fee di abbonamento, si paga semplicemente il contenuto che si andrà a far realizzare;
  • Brief dettagliato (viene richiesta persino la pronuncia del nome del brand);
  • Buon numero di Creators competenti;
  • Live chat o mail per il supporto molto rapida e competente (cosa non scontata quando si parla di piattaforme).

In più, se inserirete lo sconto LOOP20 avrete diritto a 20€ di sconto sul vostro primo ordine in piattaforma, così da poterla testare e scoprirne tutte le potenzialità!

Scritto da:
Gabriele Agostinis

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